La felicita’ non costa niente - Mimmo Calopresti
E’ appena finito e io mi dico: ecco la solita storia del quarantenne triste che esplode seminando distruzione; .
Ma in realta’ non e’ cosi’ semplice; non lo e’ ogni volta che, banale o no, le immagini e le parole ti toccano e senti qualcosa in comune con lo stereotipo di turno.
Di fronte a un uomo che molla, seguendo la sua nuova vita sfilacciata e vagabonda mi viene da chiedermi se sia solo codardia, come pensa buona parte della gente intorno a lui, o estremo coraggio; quello che ci vuole per ascoltare fino in fondo il proprio cuore, per superare il terrore che il caos dietro l’ angolo ti incute.
Questo personaggio straniato, alienato ce l’ha il coraggio e lo dice chiaro nel momento in cui affronta ogni dolore: ‘tu non puoi trattare la gente in questo modo, io non ho paura’.
Ma si innamora anche senza rinnegare i cardini della sua vita sentimentale e cade inevitabilmente in contraddizione, in fondo sembra realizzare l’impossibilita’ di risolvere l’enigma che lo attanaglia, sembra desistere finalmente dal folle tentativo di quadrare il cerchio, e infine ecco il gesto liberatorio: su una terrazza romana circondato da semplici affetti di fronte ad un piatto di pasta. Per forza fa venire in mente il bicchiere d’acqua di Moretti; in fondo, la felicita’ non costa niente.
Due note; con tutto il suo pathos e con quella sceneggiatura impeccabile che lo porta a non sbagliare una battuta e a dire quasi sempre la cosa giusta, questo architetto di successo sull’orlo di una crisi di nervi mi e’ un poco antipatico.
E poi: se l’operazione regista di se stesso-attore e’ riuscita a svariati intellettuali italiani e non, non vuol dire che le probabilita’ di successo siano sempre le stesse. In questo caso ahime’, con tutta l’indulgenza dovuta a chi affronta con coraggio (e un poco di snobismo) una prova epocale, la prestazione di Calopresti attore lascia piuttosto a desiderare.
Non dico di non vedere questo film ma dovendo scegliere, rimando volentieri a: ‘la parola amore esiste’ , almeno un paio di gradini piu’ vicino al paradiso.
martedì, settembre 06, 2005
Dove osano le aquile
Quando ero piccolo la sera d’estate si andava a vedere i film nell’arena.
I miei amavano il cinema e a volte la loro fiducia nel mio potenziale di futuro cinefilo si spinse un po’ troppo oltre; 2001 odissea nello spazio non e’ proprio un film di fantascienza per i piccoli.
Ma quella volta fu speciale, tutta la potenza della macchina hollywoodiana di quegli anni aveva creato un prodotto spettacolare, non c’era dubbio. Ergo, i miei decisero di portarmi all’arena di Ladispoli per darmi modo di godere di cotanta tecnologia.
Gia’ dalle prime immagini fui rapito, quello che accadeva sullo schermo per me era semplicemente tutto vero.
Il technicolor dei ’60 con i suoi colori ancora un poco artificiali, le distese di neve alpina e il paesaggio notturno in cui i personaggi si muovevano e le armi e le divise tedesche, poi le donne (ben due); valchirie bionde totalmente inespressive ma bellissime.
Il mago dello spionaggio, l’artefice dell’inghippo teso ai danni dei traditori, Richard Burton il perfetto, il capo assoluto e il depositario della mascolinita’ vecchio stile indicava la strada ai suoi uomini senza sbavature. Come un bravo impiegato di concetto fa il suo lavoro in piena autonomia, Richard procedeva verso il successo veloce e sicuro di se’.
Ma il pezzo forte era ed e’ lui, Clint lo spietato; americano dei rangers, che col suo ciuffo di Memphis indossa il bomber e i roy rogers sotto la falsa divisa tedesca, rappresenta la perfetta sintesi del cinema americano dei tempi. Magari poco realistico ma tremendamente fico. Lui uccideva con noncuranza e quasi con grazia, nemmeno l’inquietante e bruttissimo ufficiale della gestapo, tutto nero e luccicoso antesignano del Darth Vader di trent’anni dopo poteva impensierirlo; grande.
Noi italici caotici del boom economico, rapiti dalla affascinante efficienza anglosassone che permetteva di risolvere situazioni impossibili, venivamo allegramente colonizzati da questo genere di modelli e senza nessun dolore; caspita, voleva ben dire che questi americani sapevano come fare, che in fondo la chiave di volta del benessere era proprio li’ a Hollywood, o perlomeno da quelle parti.
Veniamo ai meriti della storia; la missione impossibile di un gruppo di agenti alleati verso un castello tedesco arroccato tra le nevi alpine, ha lo scopo di liberare un generale alleato depositario di informazioni vitali per le forze dell’Asse. Ben presto tale obbiettivo si rivela una copertura architettata a fini ben piu’ importanti; l’intreccio si ingarbuglia e il tradimento e’ in agguato.
Allora per me quella trama complicata rappresento’ un fatto assolutamente trascurabile (anche perche’ non capii un’acca) di fronte allo splendore degli MP40 tedeschi o delle acrobazie dei buoni sulla terribile teleferica dello Schloss.
Ma la mia convinzione che i tedeschi fossero i veri cattivi nacque proprio allora e fu corroborata dall’evidenza della loro idiozia (morivano come mosche e avevano una mira impossibile). Rivedendo il film stasera ripensavo all’io bambino troppo ingenuo, ammaliato da quella propaganda occulta; quando con perfetto tempismo arrivava il commento asciutto di mio figlio piccolo: ‘mi pare che questi tedeschi fanno sempre la parte dei fessi’.
Un consiglio; godetevi questo film su un bel divano ma fatelo con un ragazzino accanto; se non lo avete, fatevelo prestare (il ragazzino o anche il divano).
domenica, settembre 04, 2005
Monster - Naoki Urasawa
Sovvertire I valori etici di un essere umano, creare una nuova architettura morale e iniettarla in profondità, al punto che nessun rimpianto della precedente esistenza rimanga vivo.
Potrebbe sembrare un tema di fantascienza sociologica anni settanta oppure ahimè, l’estrema sintesi di esperienze reali sotto gli occhi di tutti noi.
Il fatto e’ che certe cose, belle o brutte, non si possono spiegare bene a parole e per esprimerle occorre qualcosa d’altro; un linguaggio che trascenda la descrizione ordinata di fatti e di idee, che comunichi direttamente con il cuore.
L’immorale impresa si svolge dunque nel tetro scenario di un orfanotrofio della Germania orientale prima della caduta del muro, posto certamente non raccomandabile per qualsiasi pargolo con un minimo di sale in zucca e voglia di crescere sano e forte.
Siamo quindi in una Germania a noi contemporanea, tratteggiata in tinte forti e spesso di notte e sotto una pioggia che incolla addosso i capelli e gli abiti, i dolori e le angosce dei molti personaggi di questa vicenda, tristi e atterriti mano a mano che la verità viene a galla tra efferati delitti e tragiche vicende umane. Terrorizzati al cospetto di un male difficile da concepire e così illogico e immotivato da trascendere il mostro che gli da vita e vivere esso stesso di vita propria, contaminando esseri innocenti convertendoli senza speranza ad un cammino verso l’olocausto. Ma occorre inoltrarsi molto nella narrazione per scoprire che quell’esperimento di follia portato a termine nel Kinderheim 511 ha forse fallito nella sua essenza; il mostro senza nome e’ nonostante tutto ancora alla disperata ricerca della sua identità e nel farlo lascia una bella scia di sangue innocente dietro di sé; vive fino in fondo la sua contraddizione tra l’esprimere una moralità deviata ad uso e consumo dei suoi creatori e maestri e il ricercare il suo oblio e quindi finalmente la pace, trascinando però i suddetti innocenti in un Armageddon rosso sangue.
L’ottimo tratteggio dei personaggi e del loro profilo psicologico, il disegno iperrealista di altissimo livello e la profondità della storia rendono il manga di Naoki Urasawa senz’altro un’opera di valore artistico e di piacevole lettura.
Monster e’ un’ opera monumentale di 18 (diciotto) volumi editi a cadenza mensile per un anno e mezzo in Giappone gia’ da qualche anno e ormai totalmente pubblicata anche in Italia.
Non solo per l’ambientazione, questo e’ sicuramente il più occidentale dei manga che mi siano finora capitati fra le mani. Anche se proprio per questo alcuni tratti della cultura nipponica saltano agli occhi ancora più evidenti.
Chi dice che sia un male? Come gia’ detto, il bello dell’arte e’ che la puoi trovare un po’ ovunque. Questa volta era rintanata in un giornaletto.
domenica, agosto 21, 2005
Duro come l’amore – Rossana Campo Acquistare un libro della Campo non riserva sorprese: sai già che la protagonista vivrà a Parigi o che ci capiterà almeno una volta, sarà della stessa età dell’autrice, avrà un gruppo di amiche allegre e malinconiche con cui s’incontrerà per bere vino, sparlare degli uomini, del sesso di cui se ne potrebbe fare a meno se non fosse indispensabile, del senso della vita, sempre che ce ne sia uno di senso. Sai che la protagonista sarà una un po’ fuori di testa ma simpatica. Leggere i suoi romanzi è come quando scopri un blog (personale) che ti piace e cominci a visitarlo giorno dopo giorno, eh, certo c’è la volta che t’imbatti in un post triste o disperato, c’è il momento che ridi o sorridi, però tu lo sai che oltre i fatti contingenti, l’autrice del blog è sempre quella, e, dato un evento, puoi prevedere le sue reazioni perché non può cambiare chi scrive, non all’improvviso. La Campo dà preziosi suggerimenti.
Come quello che seguì una mia amica che andò a una conferenza stampa con George Clooney. George baciò tutte le giornaliste della sala, consegnò la sua foto con firmetta svolazzante, e quando toccò a lei, alla mia amica intendo, nella mano stretta a pugno aveva un foglietto piegato in cui c’era il suo numero di telefono e l’invito: Call Me. Solo che poi non ebbe il coraggio di darglielo il foglietto mentre lo baciava, mentre la protagonista de l’attore americano, sì, ma quella era una storia e l’altra la realtà.
Feltrinelli, 14 euro
martedì, luglio 26, 2005
Harry Potter and the Half-blood Prince. Dopo mesi di attesa, J. K. Rowling rilascia nelle librerie il sesto libro della saga di Harry Potter, intitolato Harry Potter e Il Principe Mezzosangue. Dopo l’enorme successo dei precendenti 5 libri che hanno reso J.K. Rowling miliardaria, quest’ultimo episodio si appresta a vendere milioni di copie in tutto il mondo. In Italia è uscito in inglese e a settembre, credo, sarà venduto anche in italiano. E’ passato all’incirca un mese e mezzo da quando Harry si è scontrato con Lord Voldemort, il mago del male che dall’inizio dell’estate semina panico nel mondo magico insieme ai suoi seguaci e numerose creature che variano da morti viventi e lupi mannari. Ora Harry è in camera sua e aspetta con ansia e incredulità la visita di Albus Silente, preside della scuola di magia frequentata dai maghi da undici anni ai diciassette anni. Che cosa vuole Silente da lui? La sua visita avrà qualcosa a che fare con la Profezia che unisce Harry a Voldemort?
Un eccellente libro pieno di colpi di scena che ci lascia senza fiato con uno sconcertante finale.
After months of waiting, J.K. Rowling releases in numerous book stores the sixth book of the best-selling saga of Harry Potter: Harry Potter and The Half-Blood Prince. After the enormous success of the previous five books that made J.K. Rowling a millionaire, this last exciting book is about to sell millions of copies worldwide.
A month and a half has passed since Harry fought once again Lord Voldemort, the evil wizard who has been terrorizing the wizarding world together with his followers and numerous evil creatures such as undead and bloodthirsty werewolves. Harry is in
A truly thrilling book, full of stunning plot twists that leaves us with a shocking finale.
giovedì, maggio 26, 2005
Un romanzetto canaglia - Roberto Bolano
Comincio con una precisazione: che Bolano - prima o poi scoprirò come si scrive sulla tastiera la n nel modo corretto - mi piace molto, mi piace il suo stile composto da frasi a grappolo che spiegano e definiscono meglio. Uno stile che a volte sembra disordinato, (mi riferisco alla seconda parte dei I Detective Selvaggi), ma solo in apparenza, e continuerò a comprare altri suoi romanzi fino a che li avrò letti tutti.
Detto ciò, in questo romanzo breve o racconto lungo, oppure come suggerisce l’Autore nel titolo, in questo romanzetto, c’è solo una cosa che mi ha deluso (salvo poi ripensarci). La delusione nasce dalle prime righe: Adesso sono una madre e anche una donna sposata, ma non molto tempo fa ero una delinquente. Mio fratello e io eravamo rimasti orfani. Non avevano nessuno. E tutto era accaduto dalla sera alla mattina.
Quando sono arrivata alla fine, mi sono detta: non era poi così delinquente come ci voleva far credere all’inizio. Non ha mantenuto la promessa. E’ ricorso ad un piccolo imbroglio per attrarre il lettore.
Sono fondamentali le prime righe. Sono le righe che, a me, fanno decidere se acquistare o meno un libro. Poi certo leggo anche la trama.
E questa ragazza, la cui storia viene raccontata dal suo punto di vista, non è poi così delinquente. Ci sono delle ragioni per cui agisce in modi non allineati, non si può condannarla. E sono stata lì a chiedermi: ma insomma forse sono io che ho frainteso, che mi sono lasciata influenzare dal personaggio, che mi sono immedesimata in lei, e l’assolvo? Penso che sia andata proprio così. Perché progettare di rubare a un non vedente, approfittando della fiducia che l’uomo ripone in lei, è da delinquenti, mica da buoni.
mercoledì, maggio 18, 2005
L’analfabeta – Agota Kristof
E’ così che dovete imparare a scrivere. E’ breve, conciso, essenziale. Però stia più attenta alla calligrafia, Kristof. A parlare è il professore di Agota, lei quando ascolta queste parole ha circa 11 anni, è in un’aula in piedi e ha appena terminato di leggere un tema.
Breve, concisa e essenziale sono i tre aggettivi che caratterizzano questa autobiografia. E mentre La vendetta, mi è sembrato, a posteriori, il risultato di una decisione editoriale dall’accento troppo commerciale: dobbiamo pubblicare qualcosa della Kristof assolutamente!, L’Analfabeta mi è piaciuto molto.
Si scopre che la donna che viaggiava sul pullman per andare a lavorare in fabbrica in Ieri, con un bambino tra le braccia, era lei.
Ci racconta del suo rapporto con la madre.
Per un breve periodo, mamma lavora nella città in cui studio io. Una volta, al ritorno da scuola, vado a trovarla. C’è una breve conversazione, poi continua così: Vorrei dirle che mi sono fatta riparare le scarpe, che il calzolaio mi ha fatto credito, che devo pagarlo al più presto, ma vedendo il suo vecchio vestito logoro, i suoi guanti sporchi di veleno, non riesco a dirle nulla di tutto questo. Le do un bacio, vado via e non ritorno più.
Ci spiega il significato del titolo dato a questo racconto autobiografico. Si considera analfabeta perché malgrado siano passati venti anni da quando ha cominciato a scrivere in francese, continua a commettere errori e ha bisogno di usare un dizionario.
E poi, sta accadendo un fatto grave: il francese sta uccidendo la sua lingua materna.
Come sarebbe stata la sua vita se non si fosse trasferita? (Questa domanda mi suona familiare). Più povera, ma forse meno solitaria.
La cosa certa è che avrei scritto, in qualsiasi posto, in qualsiasi lingua.
Edizioni Casagrande, 53 pagine 10 euro
lunedì, maggio 02, 2005
Teneri assassini – Giancarlo De Cataldo
Teneri assassini l’ho comprato perché ho visto l’autore in tv. Dove non ha parlato di questo libro, De Cataldo è un magistrato, ma del funzionamento della giustizia, del perché certi individui che hanno una condanna all’ergastolo, si ritrovano in libertà vigilata. Ed è terribile pensarci, oggi, dopo che Izzo è tornato in cronaca.
Comunque ho preso il libro perché De Cataldo ha una faccia simpatica, è uno che non se la tira, insomma. E anche perché sfogliandolo, mi sono accorta che i protagonisti delle sue storie erano ai margini, che potenzialmente avrebbero potuto farcela a non precipitare se non si fosse presentata l’occasione, l'incontro o la persona sbagliata. Gli stessi soggetti di cui, spesso, mi occupo anche io nelle mie storielle.
Nella raccolta ci sono 6 racconti.
Quello di Cassandra, (Cassandra è un travestito) è zuccheroso e artificioso. Come se l’autore abbia guardato in tv un’intervista fatta ad un trans e poi abbia buttato giù la storia. E il risultato è che Cassandra è uno stereotipo, non un personaggio.
Su gli altri cinque,invece, nulla da dire, se non di comprare il libro.
Su Sabato sera penso che dovrebbero farci un film. Leggendolo ti appaiono le scene, la tensione, gli sguardi, i pensieri, tutto insieme e separatamente.
Più tardi, in macchina, disse agli amici che il ragazzo non aveva toccato Katia. Era stato tutto uno stupido equivoco. Nessuno gli chiese perché non l’aveva detto subito. E chi se ne frega, - disse Tappo - era solo uno straniero di merda.
Qui un video dell'autore.
Einaudi Tascabili, 8.20 euro
giovedì, aprile 21, 2005

The Opal Deception (book 4) – Eoin Colfer
Umiliata e sconfitta da un essere umano e considerata il nemico numero uno dal Popolo, Opal Koboi, la malvagia e geniale folletta, dorme un sonno da lei stessa indotto in modo di poter pensare liberamente, mentre il Popolo fatato la crede in uno stato comatoso. Ha avuto un anno intero per architettare un piano ingegnoso e letale per mettere a segno la sua vendetta sui quattro esseri viventi che odia più di ogni cosa: gli elfi Spinella Tappo e Julius Tubero e gli esseri umani Domovoi Leale e Artemis Fowl Junior. Spetterà ancora ad Artemis il compito di fermare Opal e di evitare di far entrare in contatto il mondo delle fate e quello degli umani, scongiurando così il declino del pianeta Terra.
Il quarto episodio della saga best-seller dell’irlandese Eoin Colfer: Artemis Fowl and the Opal Deception è appena stato lanciato sul mercato americano. Un quarto episodio che continua la storia del secondo libro: Artemis Fowl e l’incidente Artico dove Artemis si trova, per la prima volta,a faccia a faccia con la pericolosissima folletta Opal Koboi. Un altro libro affascinante e ricco di colpi di scena. Un’ingegnosa storia che unisce fantasy e alta tecnologia che a breve uscirà anche sul mercato europeo.
Artemis Fowl: The Opal Deception (book 4) – Eoin Colfer
Defeated by a human, outsmarted, humiliated, and considered the enemy number one by the People, Opal Koboi, the evil pixie genius sleeps in a self-induced coma in order to think freely while the fairy People believe that she is in an actual coma. She has had one long year to come up with an ingenious and devious plan to destroy the people she hates the most: the two elves Holly Short and Julius Root and the two humans Domovoi Butler and Artemis Fowl Junior. Once again, it will be up to Artemis to stop Opal from making the fairy world and the human world to collide, therefore preventing the destruction of the world.
The fourth episode of the best-selling saga of the famous Irish writer Eoin Colfer, Artemis Fowl and the Opal Deception has just been launched on the
martedì, aprile 19, 2005
La libreria di Penelope Fitzgerald
Nel 1959 Florence Green passava ogni tanto una notte dopo la quale non sapeva con certezza assoluta se aveva dormito o no. Questo era per via del rovello se acquistare una piccola proprietà, la Hold House, con un suo deposito sul litorale, allo scopo di aprirvi l’unica libreria di Hardborough.
Florence vive in una provincia inglese sul Mare del Nord, ha passato i quaranta, ha un aspetto “alquanto insignificante davanti e totalmente dietro”. Apre una libreria dove investe i suoi risparmi, lotta contro chi vuole fargliela chiudere o quanto meno spostare in un altro luogo, acquista 250 copie di un romanzo appena uscito (Lolita). Resiste al Poltergeist che infesta il fabbricato, risponde a tono alle lettere dell’avvocato che sollecita la modifica della vetrina dove appaiono le copie del romanzo di Nabokov, perché la gente in fila per comprarle crea intralcio. Non esita a prendere le difese della bambina che l’aiuta il pomeriggio.
La storia che narra la Fitzgerald è struggente, e lei la racconta con distacco estremo, come se l’avesse vissuta. Nel leggerla si ha la sensazione che innalzi un muro per non rivelare troppo di sé.
E in effetti andando a curiosare tra le note biografiche, si scopre che anche Penelope ebbe un’esperienza simile.
Nata in Inghilterra nel 1916, cominciò a scrivere all’età di 60 anni. Della serie: non è mai troppo tardi.
Sellerio Editore Palermo, 7.75 euro
